In principio è il “Progetto G-13”, finalizzato alla realizzazione di una media Volvo per il mercato USA, poi nel 1979 Rob Koch, responsabile del Centro Stile Volvo di Halmond, crea un team di quattro giovani designers (John de Vries, Jan Wilsgaard, Rolf Malmgren, Bertone) per sviluppare una moderna auto sportiva.
Nel 1981, all’interno dei laboratori di progettazione Volvo, prese forma un prototipo destinato a cambiare per sempre la storia del marchio: il progetto “Galaxy”. Tra le diverse proposte stilistiche e ingegneristiche sviluppate in quegli anni, fu il concept firmato da John de Vries a emergere con forza, distinguendosi per coerenza tecnica, modernità e capacità di interpretare una nuova visione di automobile compatta secondo la filosofia Volvo.
Il prototipo Galaxy non era un semplice esercizio di stile: rappresentava una sintesi avanzata di aerodinamica, ergonomia e sicurezza, concepita per anticipare le esigenze del mercato europeo e per introdurre un linguaggio tecnico completamente nuovo. Linee tese, superfici pulite, un’impostazione dinamica e un’attenzione maniacale alla funzionalità costituivano la base di un progetto che, già nella sua fase embrionale, mostrava una sorprendente maturità ingegneristica.
Fu proprio da questa visione che nacque il programma di sviluppo della futura Volvo 480. John de Vries, autore del prototipo più convincente, venne incaricato di guidare l’evoluzione del progetto verso la produzione di serie, trasformando un’idea audace in un prodotto industriale concreto. Il passaggio dal Galaxy alla 480 non fu una semplice trasposizione estetica: fu un processo complesso, che richiese la definizione di una nuova piattaforma tecnica, l’introduzione della trazione anteriore — una rivoluzione assoluta per Volvo — e la reinterpretazione dei principi di sicurezza strutturale in un formato compatto e sportivo.
Il risultato fu una vettura che non solo rispettava l’eredità del prototipo, ma la amplificava: una coupé moderna, europea, tecnologica, capace di coniugare design innovativo, efficienza aerodinamica, stabilità dinamica e protezione degli occupanti secondo i criteri ingegneristici del marchio.
Il progetto Galaxy, con la sua visione anticipatrice, e la guida tecnica di John de Vries rappresentano dunque il punto di origine della Volvo 480: un’auto che non si limitò a inaugurare una nuova fase stilistica, ma aprì un capitolo completamente nuovo nella storia dell’ingegneria Volvo.
Nel marzo del 1986, al Salone di Ginevra, Volvo compie un gesto che ha il sapore della rivoluzione. In un settore abituato a considerare immutabile la tradizione tecnica della Casa di Göteborg, la presentazione del primo modello di serie a trazione anteriore rompe un equilibrio che sembrava scolpito nella pietra. Dopo oltre quarant’anni di architetture rigorosamente posteriori, Volvo decide di cambiare rotta, inaugurando una nuova era.
Non si tratta soltanto di un aggiornamento tecnico, ma di una rifondazione profonda del proprio linguaggio ingegneristico. Una scelta coraggiosa, che segna il passaggio verso una filosofia progettuale più moderna, efficiente e orientata al futuro. È il momento in cui Volvo dimostra di saper innovare senza tradire la propria identità, aprendo la strada a una generazione di modelli che avrebbe ridefinito il marchio negli anni successivi.
Un debutto che non introduce solo una nuova trazione, ma un nuovo modo di pensare l’automobile.
Dietro quella scelta c’è molto più di un nuovo layout meccanico. Volvo introduce un progetto sviluppato da zero, pensato per ridefinire il concetto stesso di automobile compatta premium secondo la sensibilità nordica: più efficiente, più sicura, più moderna. Il motore trasversale, la scocca progettata con criteri di sicurezza avanzati e l’aerodinamica curata nei dettagli segnano un cambio di paradigma che anticipa il futuro del marchio.
È un momento carico di significato: Volvo decide di abbandonare una tradizione che l’aveva resa celebre per affidabilità e robustezza, per abbracciare una nuova visione fatta di innovazione, leggerezza e dinamismo. Una scelta coraggiosa, quasi controcorrente, che trasmette la volontà di aprire un capitolo inedito nella propria storia industriale.
Quella presentazione a Ginevra non è solo un debutto: è una dichiarazione d’intenti. È il punto in cui la tecnica incontra l’emozione, e Volvo dimostra che anche un marchio noto per la razionalità può sorprendere, osare e reinventarsi.
Il design, affidato a John de Vries presso il Centro Stile Volvo di Helmond, inaugura un linguaggio formale completamente nuovo per la Casa svedese. Le superfici tese, l’andamento filante del profilo e le soluzioni aerodinamiche avanzate non rappresentano semplici scelte estetiche: sono la manifestazione visibile di un cambio di paradigma. La vettura nasce per essere moderna, europea, proiettata verso un futuro in cui efficienza e personalità convivono senza compromessi. È una Volvo che non guarda più al passato, ma che osa definire un’identità diversa, più dinamica, più libera.
Parallelamente, il comparto tecnico porta con sé un livello di sofisticazione sorprendente per la metà degli anni ’80. Le valvole al sodio, adottate per migliorare la gestione termica alle alte temperature, testimoniano un approccio ingegneristico tipico di motori ad alte prestazioni. Il controllo elettronico dell’accensione, la gestione integrata dell’iniezione e della pressione di sovralimentazione introducono un livello di precisione e coerenza nel funzionamento del motore che, all’epoca, apparteneva solo ai progetti più avanzati.
A completare il quadro, un sistema ABS con funzioni di auto‑diagnosi, una rarità assoluta nel panorama automobilistico di quegli anni. Non è un semplice optional: è la prova tangibile della volontà di Volvo di portare la sicurezza attiva su un piano superiore, anticipando soluzioni che diventeranno standard solo molti anni dopo.
Tutto, in questa vettura, comunica un messaggio chiaro: Volvo non sta semplicemente introducendo un nuovo modello, ma sta ridefinendo il proprio modo di concepire l’automobile. È tecnica che diventa visione, innovazione che diventa identità, modernità che diventa emozione.
Questa combinazione di scelte stilistiche e soluzioni ingegneristiche rende il modello non solo un punto di svolta per Volvo, ma un vero caso di studio nella transizione tecnologica che stava trasformando l’industria automobilistica europea della metà degli anni ’80. L’incontro tra un design radicalmente nuovo e una meccanica avanzata anticipa infatti molte delle direttrici che avrebbero definito il decennio successivo: aerodinamica come strumento progettuale, elettronica come elemento strutturale del motore, sicurezza attiva come valore fondante.
In un’epoca in cui il settore stava abbandonando progressivamente le certezze della meccanica tradizionale per abbracciare l’integrazione elettronica e l’efficienza, questo progetto si colloca esattamente nel punto di frattura. È il simbolo di un momento in cui l’automobile europea smette di essere soltanto un oggetto tecnico e diventa un sistema complesso, governato da logiche nuove, più sofisticate, più ambiziose.
E proprio per questo, ancora oggi, quel modello non viene ricordato solo come una Volvo diversa dalle altre, ma come una delle prime manifestazioni tangibili di un cambiamento epocale: il passaggio dall’automobile analogica a quella moderna, intelligente, progettata con una visione che guarda avanti. Una vettura che non si limita a raccontare un’epoca, ma che la interpreta e la anticipa
Denominata “480 ES”, la vettura riprende e reinterpreta un concetto profondamente radicato nella storia del marchio: quello della sportwagon, già esplorato con successo negli anni Sessanta e Settanta dalla celebre P1800 ES. La nuova 480 ES nasce infatti con l’obiettivo di combinare il piacere di guida tipico delle coupé Volvo con una reale fruibilità quotidiana, offrendo quattro posti veri e una capacità di carico sorprendente per un’auto dalle dimensioni così contenute.
Questa impostazione progettuale, frutto di scelte mirate e di un attento studio degli spazi interni, permette alla 480 di garantire un livello di comfort insospettabile per una vettura dal profilo estremamente filante e dall’impostazione sportiva. Il risultato è un modello che non scende a compromessi: dinamico nella guida, ma al tempo stesso capace di mantenere gli elevati standard di ergonomia e abitabilità che hanno sempre contraddistinto la produzione Volvo.

L’obiettivo dichiarato da Volvo per la 480 ES non era quello di realizzare una vettura esasperata nelle prestazioni — come la linea filante potrebbe suggerire — ma di ottenere un equilibrio ottimale tra performance, comfort di marcia ed efficienza nei consumi. Una filosofia progettuale che si inserisce perfettamente nella tradizione del marchio, orientata alla funzionalità e alla robustezza più che alla ricerca del limite assoluto.
Sotto il cofano della 480 ES trova posto un quattro cilindri Renault da 1,7 litri a iniezione, scelto per la sua compattezza e per la buona predisposizione all’evoluzione tecnica. I tecnici Volvo intervengono in modo significativo sulla parte superiore del motore, ridisegnando i condotti di aspirazione e scarico per ottimizzare la curva di erogazione, migliorare la risposta ai medi regimi e contenere i consumi specifici. L’adozione del sistema di iniezione elettronica Bosch LH‑Jetronic consente inoltre una gestione più precisa della miscela e rende possibile l’integrazione del catalizzatore, elemento non scontato per l’epoca.
Il risultato è una potenza di 109 CV DIN, ottenuta con un’unità elastica, affidabile e perfettamente coerente con la filosofia della vettura: brillante quando serve, ma sempre equilibrata, efficiente e adatta a un utilizzo quotidiano.

Nell’estate del 1987 debutta la Volvo 480 Turbo, evoluzione naturale del progetto e risposta diretta alla volontà di ampliare le prestazioni senza compromettere l’equilibrio dinamico che aveva reso la 480 così particolare. Il nuovo quattro cilindri sovralimentato, accreditato di 122 CV DIN, introduce un carattere completamente diverso rispetto alla versione aspirata: non è solo una questione di potenza massima, ma di erogazione, di spinta, di personalità meccanica.
La turbina a bassa inerzia, abbinata alla gestione elettronica integrata di iniezione e sovralimentazione, permette al motore di esprimere una coppia molto più corposa ai regimi medio‑bassi, trasformando la guida quotidiana in un’esperienza più piena e reattiva. Dove l’aspirata predilige la linearità, la Turbo offre quella progressione vigorosa che negli anni ’80 rappresentava il segno distintivo delle vetture più avanzate.
Eppure, nonostante l’incremento prestazionale, la 480 Turbo non perde nulla del suo equilibrio: telaio, sospensioni e geometrie restano fedeli alla filosofia originale, garantendo una guida precisa, stabile e sorprendentemente moderna. È una versione che non snatura il progetto, ma lo completa, aggiungendo alla raffinatezza tecnica della 480 un’anima più sportiva, più decisa, più emozionante.
Il valore di 18 kgm già a 1.800 giri/minuto rappresenta un risultato di rilievo per l’epoca e segna un netto distacco dai 14,3 kgm a 4.000 giri/minuto della 480 ES. Disporre della coppia massima a un regime così basso significa ottenere una risposta pressoché immediata ai comandi dell’acceleratore, una maggiore elasticità di marcia e la possibilità di mantenere rapporti più alti anche a velocità ridotte. Ne derivano benefici tangibili sia nei consumi sia nel comfort, con una guida più fluida e meno dipendente dal cambio di marcia.
Questa impostazione tecnica colloca la 480 Turbo tra le compatte sovralimentate più moderne della seconda metà degli anni ’80, un segmento allora dominato da soluzioni spesso più brutali che raffinate. Volvo sceglie invece una strada diversa: privilegia la gestione elettronica, la progressività dell’erogazione e l’integrazione tra motore, turbocompressore e sistemi di controllo. Il risultato è un equilibrio raro per l’epoca, capace di coniugare efficienza, sicurezza e prestazioni senza scendere a compromessi.
La 480 Turbo non punta a stupire con numeri estremi, ma con una qualità di funzionamento che anticipa il modo in cui le vetture sovralimentate verranno progettate nel decennio successivo. È la dimostrazione concreta della volontà di Volvo di proporre un modello che non fosse solo più veloce, ma più intelligente, più coerente, più moderno. Una vettura che interpreta la sportività con maturità tecnica e con una visione che, ancora oggi, appare sorprendentemente attuale.
.

L’adozione del turbocompressore Garrett di piccole dimensioni non è stata una scelta casuale, ma il risultato di un preciso orientamento progettuale: ottenere una sovralimentazione pronta, progressiva e priva di ritardi percepibili, in linea con la filosofia Volvo di privilegiare l’elasticità e la guidabilità rispetto alla pura potenza di picco. La bassa inerzia della girante consente infatti al turbo di entrare in pressione con rapidità, garantendo una risposta immediata già ai regimi più bassi.
Il sistema è dotato di raffreddamento ad acqua integrale, che coinvolge non solo la chiocciola del compressore ma anche i cuscinetti del gruppo rotante. Questa soluzione, avanzata per la metà degli anni ’80, permette di mantenere temperature operative stabili e di evitare accumuli termici localizzati, una delle principali cause di cedimento nei turbocompressori coevi. Il controllo elettronico della sovrappressione, inoltre, assicura una gestione precisa del boost, prevenendo picchi indesiderati e garantendo una maggiore affidabilità nel lungo periodo.
Uno degli aspetti più innovativi è il raffreddamento post‑spegnimento: grazie alla circolazione residua del liquido refrigerante, il turbo e la testata continuano a dissipare calore anche a motore fermo. Questo elimina il rischio di shock termici e scongiura la carbonizzazione dell’olio nei cuscinetti, problema tipico dei turbo meno evoluti. Di conseguenza, non è più necessario mantenere il motore al minimo prima di spegnerlo, pratica comune su molte vetture sovralimentate dell’epoca.
Queste soluzioni collocano il sistema di sovralimentazione della 480 Turbo tra i più avanzati della sua categoria, confermando l’approccio ingegneristico di Volvo: prestazioni brillanti, ma sempre con un occhio alla robustezza, alla durata e alla sicurezza meccanica.

La sovralimentazione della Volvo 480 Turbo è gestita da un sistema elettronico dedicato che controlla in modo preciso la pressione di esercizio del turbocompressore. La valvola di sovrappressione, tarata a 0,28 bar, viene modulata elettronicamente per eliminare quasi del tutto il ritardo di risposta del turbo (turbo‑lag) e mantenere la pressione entro limiti predeterminati, proteggendo il motore da sovraccarichi e condizioni potenzialmente dannose. Questa gestione attiva consente un’erogazione fluida e immediata, perfettamente coerente con la filosofia Volvo orientata alla guidabilità e alla robustezza meccanica.
Il sistema di alimentazione beneficia inoltre di un raffreddamento supplementare: una ventola aggiuntiva, comandata da un interruttore termico posizionato sulla testata, garantisce un flusso d’aria costante sui componenti più esposti alle alte temperature generate dalla sovralimentazione. Questa soluzione contribuisce a mantenere stabile la temperatura del carburante e dei condotti, migliorando l’affidabilità complessiva del sistema.
Tra le soluzioni tecniche più avanzate introdotte sulla 480 Turbo figurano:
Valvole al sodio, adottate per migliorare la dispersione termica e aumentare la resistenza alle alte temperature tipiche dei motori sovralimentati.
Testata con nervature di rinforzo, progettata per sopportare meglio le sollecitazioni termiche e meccaniche.
Collettore di aspirazione con volume di smorzamento maggiorato, utile a compensare le variazioni di pressione generate dal turbo e a stabilizzare il flusso d’aria verso i cilindri.
Collettore di scarico monoblocco fuso, collocato tra la testata e la presa d’aria del turbo, soluzione che migliora la resistenza termica e riduce le perdite di energia nei gas di scarico.
La gestione del motore è affidata a tre unità elettroniche separate, ciascuna dotata di microprocessore:
Electronic Ignition Mapping System (gestione dell’accensione)
Electronic Boost Control (controllo della sovralimentazione)
Multipoint Fuel Injection (gestione dell’iniezione multipoint)
Queste tre centraline, riunite in un unico gruppo, lavorano in modo coordinato per ottimizzare prestazioni, consumi e affidabilità in ogni condizione operativa. La logica di controllo integrata rappresenta una delle soluzioni più avanzate disponibili su una vettura compatta europea della seconda metà degli anni ’80.
Per prevenire danni derivanti da battiti in testa — fenomeno particolarmente critico nei motori turbo, soprattutto in presenza di carburante di qualità non ottimale — la 480 Turbo è dotata di un sensore di detonazione. In caso di rilevamento di combustioni anomale, il sistema interviene immediatamente ritardando l’anticipo dell’accensione, proteggendo il motore e garantendo un funzionamento regolare anche in condizioni non ideali.

La Volvo 480 Turbo è equipaggiata con un sistema ABS a quattro sensori, in grado di rilevare in tempo reale la velocità di rotazione di ciascuna ruota. I dati vengono inviati istantaneamente all’unità elettronica di controllo, che modula la pressione idraulica per prevenire il bloccaggio e mantenere la massima aderenza possibile in frenata.
L’impianto frenante è suddiviso in tre circuiti indipendenti:
uno per ciascuna ruota anteriore
uno dedicato all’intero asse posteriore
Tale configurazione offre più efficienza e ridondanza, preservando la stabilità del veicolo anche in caso di malfunzionamenti parziali.
L’ABS integra inoltre un sistema di auto‑diagnosi a microprocessore, capace di memorizzare eventuali malfunzionamenti. Le informazioni possono essere lette tramite l’apposito strumento diagnostico Volvo, mentre una spia nel quadro strumenti avvisa immediatamente il conducente in caso di anomalie. Per la seconda metà degli anni ’80, si tratta di una soluzione estremamente avanzata.
Evoluzione della gamma
nuovi modelli dal 1990
A partire dal 1990 la gamma si amplia con tre nuove versioni:
480 S – variante d’ingresso, più essenziale ma sempre ben equipaggiata
480 ES 2.0 – dotata del nuovo motore aspirato da 2 litri
480 GT (dal 1993) – versione sportiva a tiratura limitata, con dotazioni specifiche
Queste varianti contribuiscono a mantenere vivo l’interesse sul modello fino alla fine della produzione.
Le motorizzazioni disponibili
(1986–1995)
Prodotta in 80.464 esemplari negli stabilimenti DAF, la Volvo 480 è stata proposta con tre differenti motorizzazioni, tutte a iniezione elettronica:
a) 1.7 aspirato – 1721 cc – 109 CV DIN
Coppia estremamente piatta tra 2.200 e 6.000 giri/min
Elasticità di marcia notevole
Accelerazione 0–100 km/h in 9,5 secondi
Un motore equilibrato, brillante e molto adatto all’uso quotidiano.
b) 1.7 Turbo – 1721 cc
122 CV DIN – intercooler
Coppia di 176 Nm a 3.300 giri/min (+24% rispetto all’aspirato)
Spinta disponibile già ai bassi regimi
0–100 km/h in 8,7 secondi
Velocità massima 210 km/h
La versione più performante, con un’erogazione fluida e una risposta immediata grazie al turbo a bassa inerzia.
c) 2.0 aspirato – 1998 cc – 108 CV DIN
Coppia di 165 Nm a 3.500 giri/min
Ottima elasticità
Velocità massima 200 km/h
Motore introdotto per migliorare la guidabilità e ridurre i consumi senza ricorrere alla sovralimentazione.
Le vendite in Italia: un successo iniziale
La Volvo 480 ottiene un’accoglienza molto positiva nel mercato italiano, soprattutto nei primi anni:
| Anno | Unità vendute |
|---|---|
| 1987 | 2.592 |
| 1988 | 3.128 |
| 1989 | 3.442 |
| 1990 | 3.507 (anno record) |
| 1991 | 2.587 |
| 1992 | 2.114 |
| 1993 | 721 |
| 1994 | 366 |
| 1995 | 243 |
Totale vendite in Italia: 18.700 unità.
La Volvo 480 come “auto laboratorio”
La 480 rappresenta un vero e proprio laboratorio tecnologico per Volvo:
prima trazione anteriore del marchio
elettronica avanzata
soluzioni ingegneristiche innovative
design completamente nuovo
È il modello che inaugura la “nuova era” Volvo, più sportiva, più tecnologica e più orientata al mercato europeo.
I prototipi mai nati
Cabrio e Targa
480 Cabrio (1990)
Presentata al Salone di Ginevra del 1990, la 480 Cabrio — disegnata da Steve Harper — era una 2+2 con:
roll‑bar di sicurezza integrato
struttura rinforzata
impostazione estetica che ricordava vagamente la Pontiac Trans Am
Il progetto fu più volte rivisto: si valutò persino l’eliminazione dei sedili posteriori per aumentare il bagagliaio, penalizzato dal roll‑bar. Tuttavia, l’avvicinarsi della fine della produzione della 480 portò alla cancellazione definitiva del progetto.
480 Targa
Fu studiata anche una versione Targa, con:
tettucci removibili
linea del tetto più spiovente
Il progetto venne però scartato dalla dirigenza Volvo, che non lo ritenne commercialmente interessante.



Originale come sempre, ma pienamente fedele ai principi cardine del marchio — affidabilità, sicurezza e solidità progettuale — la Volvo 480 incarna alla perfezione la filosofia Volvo reinterpretata in chiave moderna. Ogni scelta stilistica e tecnica, per quanto innovativa, rimane ancorata a questi pilastri, garantendo un equilibrio raro tra sportività e rigore ingegneristico.
La sua linea aggressiva e filante non è solo un esercizio di stile: è la dichiarazione d’intenti di un’auto concepita per offrire prestazioni brillanti, una guida precisa e un comportamento dinamico coerente con la tradizione del marchio. La 480 non cerca di stupire con eccessi, ma con una progettazione intelligente, soluzioni tecniche avanzate e una personalità che ancora oggi la rende immediatamente riconoscibile.
E se ancora non sei proprietario di una Volvo 480, questo è il momento giusto per colmare la mancanza. Oggi, con una spesa contenuta, puoi portarti a casa una vettura di qualità, ricca di contenuti tecnici, unica nel suo genere e destinata a crescere di valore. Non è solo un acquisto: è un investimento nel futuro, un pezzo di storia Volvo che merita di essere preservato e vissuto.
The Stylish Story of the Volvo 480 (VIDEO)
La Volvo 480 rappresenta uno dei progetti più originali, coraggiosi e tecnologicamente avanzati mai realizzati dalla Casa svedese. Prima trazione anteriore del marchio, vettura laboratorio per soluzioni elettroniche e meccaniche d’avanguardia, modello di rottura stilistica e al tempo stesso custode dei valori fondamentali di Volvo — sicurezza, affidabilità, solidità costruttiva — la 480 ha inaugurato una nuova fase nella storia del costruttore.
Il suo design filante, la sofisticazione tecnica dei motori, la gestione elettronica evoluta, l’ABS a quattro sensori, i sistemi di controllo integrati e le soluzioni ingegneristiche adottate per la versione Turbo testimoniano un approccio progettuale che guardava molto oltre il proprio tempo. Non era solo un’auto sportiva: era un manifesto tecnologico, un banco di prova per l’elettronica applicata all’automobile, un ponte tra la tradizione Volvo e la sua futura identità.
Prodotta in oltre 80.000 esemplari, amata da un pubblico eterogeneo e capace di distinguersi in un mercato competitivo, la 480 ha lasciato un segno profondo. Oggi è una youngtimer di grande fascino, ricercata dagli appassionati e destinata a diventare un classico sempre più riconosciuto. Possederne una significa custodire un pezzo di storia automobilistica europea, un capitolo fondamentale dell’evoluzione Volvo e un esempio di come innovazione e tradizione possano convivere in modo armonioso.
La 480 non è soltanto un’auto: è l’inizio di una nuova era.
Perché è speciale
La Volvo 480 è speciale perché rappresenta un esperimento audace, quasi rivoluzionario, all’interno di un marchio tradizionalmente associato alla solidità, alla sicurezza e alla razionalità progettuale. Con la 480, Volvo ha dimostrato che era possibile coniugare questi valori con una nuova dimensione: la sportività intelligente, fatta di innovazione, design e tecnologia avanzata.
Questa coupé compatta ha introdotto soluzioni tecniche e stilistiche che avrebbero influenzato profondamente la produzione futura, aprendo la strada a modelli come la Volvo C30 e anticipando un linguaggio estetico più dinamico e giovanile. I fari retrattili, la coda vetrata, la linea filante e il carattere deciso la rendono ancora oggi una delle Volvo più iconiche mai costruite.
Ma la 480 non è soltanto un’auto d’epoca: è un simbolo di cambiamento. È la testimonianza di un momento in cui Volvo ha scelto di sperimentare, di osare, di guardare oltre i confini della propria tradizione pur senza tradirla. È un’auto che ha saputo unire tecnologia, personalità e innovazione, conquistando una generazione di appassionati e continuando a farlo ancora oggi.
Per questo la Volvo 480 rimane un modello unico, amato e ricercato: un pezzo di storia automobilistica europea, un capitolo fondamentale dell’evoluzione del marchio e un esempio perfetto di come l’audacia possa trasformarsi in un’icona senza tempo.
“Era un’opportunità unica nella vita, e se la nostra proposta fosse stata rifiutata, avrebbe significato la fine della divisione olandese di Volvo”.
(Robert Koch – Capo del dipartimento di design di Volvo nei Paesi Bassi – Responsabile dello sviluppo del design della 480)





